mercoledì 25 novembre 2009

Presentazione libro di Gianni Fresu a Carbonia

Presentazione libro di Gianni Fresu a Carbonia


La libreria ‘cultura popular’ di Sant’Antioco
Vi invita a partecipare
alla presentazione del libro di Gianni Fresu:
“Lenin lettore di Marx”
Edizioni “ La città del sole”.

L’iniziativa si svolgerà mercoledi 02/12/2009
Presso la biblioteca comunale di Carbonia
in Viale Arsia (Piano terra).
ore 18.30

Presiede – Antonello Tiddia

Interverranno con l’autore:
Roberto Serra
Laura Stochino

venerdì 20 novembre 2009

La Cgil che vogliamo iniziativa sabato 21 novembre a Roma


Sabato 21 Novembre, al Teatro Valle di Roma, assieme alle compagne ed ai compagni che hanno dato vita alla mozione "la Cgil che vogliamo", daremo inizio al percorso congressuale.
Sarà l'apertura di un dibattito che nei prossimi mesi vedrà confrontarsi milioni di lavoratori, posto di lavoro per posto di lavoro, in tutto il territorio nazionale.
Il nostro Congresso non è un evento da poco. Raramente in questo paese si può assistere ad un confronto di idee e proposte di queste dimensioni.
"La Cgil che vogliamo" nasce anche dalla necessita di rendere questo congresso il più democratico ed il più vero possibile, un punto di svolta per l'organizzazione e per il paese.

La crisi ci impone un congresso di svolta, non certo un congresso di unità di facciata. Essere unitari non significa affatto avere tutti la stessa idea, aderire tutti allo stesso documento. Dovremmo imparare a misurare il nostro tasso di unità interna in base alla nostra capacità di assumere scelte che poi diventano patrimonio comune di tutta l'organizzazione, dovremmo cioè misurare la nostra unità sulla qualità e la coerenza della nostra azione sindacale, non certo sul confronto congressuale. L'unità è un valore per tutta la Cgil, e lo è oggi come lo è stata in passato. Lo sarà all'indomani di questo Congresso, ne sono certo, ne siamo tutti certi.

Credo che la nostra organizzazione non potrà che uscire più forte e più grande da un congresso di confronto e di competizione delle idee.

L'accordo del 22 Gennaio sul nuovo modello contrattuale ci ha di fatto messi ai margini. Da questa sconfitta, dal come riscattare da questa sconfitta la nostra organizzazione ed i lavoratori che rappresentiamo, dobbiamo ripartire. Dobbiamo tentare in tutti i modi di depotenziare, di annientare quell'accordo.

Non possiamo affrontare il nostro XVI Congresso senza metterci in discussione, senza fare i conti con i nostri ritardi ed i nostri errori. È necessario darci una strategia ed una linea chiara, che non cambino in base alla contingenza, ma che soprattutto sappiano rispondere alle grandi sfide della modernità, che sappiano invertire la rotta che oggi vede il lavoro indebolirsi ed impoverirsi, gli spazi di democrazia sindacale assottigliarsi, la contrattazione umiliata ed azzerata.

É per questo che credo sia necessario avere la maggior partecipazione possibile al dibattito congressuale, perché credo che la fase attraversata dal paese imponga ad una grande organizzazione come la nostra una seria riflessione, se è necessario anche la messa in discussione di pratiche consolidate ma obsolete. La crisi ci mette di fronte alla nostra obsolescenza, appunto, all'incapacità di rappresentare le nuove generazioni e di dare risposte concrete alle loro esigenze.

Estendere il perimetro della nostra rappresentatività, e quindi fare un grande investimento sul terreno della democrazia, della partecipazione. Che i lavoratori vengano consultati sui loro contratti, e che quella consultazione abbia valore vincolante. Allo stesso modo votino gli iscritti alla Cgil per comporre la classe dirigente. Che la democrazia diventi il nostro metodo.

Sabato cercheremo di mettere la prima pietra, di aprire questo dibattito e di farlo con il rigore e la serietà che sono necessarie in questi momenti. La Cgil è una grande organizzazione, e credo che nessuno lo metterà mai in dubbio. Oggi però dobbiamo chiederci se la Cgil è grande abbastanza, e se lo sarà ancora per molto. Da questo congresso dovrà uscire una nuova Cgil, in grado di confrontarsi con un mondo nuovo, e soprattutto con un mondo del lavoro nuovo. Sabato discuteremo di questo, di come metterlo in pratica, e per farlo al meglio avremo bisogno di tutte le idee, tutte le voci, tutti i volti. "La Cgil che vogliamo" è soprattutto questo, una Cgil partecipata e plurale. Costruiamola.

domenica 15 novembre 2009

Manifestazione 14 novembre CGIL Roma


Giorgio Cremaschi con i minatori del sulcis.

venerdì 13 novembre 2009

G. Cremaschi "Epifani sbaglia ad aspettare Cisl e Uil per lo sciopero generale"



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La manifestazione del 14 della Cgil deve essere il punto di partenza per arrivare rapidamente allo sciopero generale. In questo momento incertezze o messaggi confusi sono lussi che non ci si può permettere. E’ gravissimo il comportamento del governo, che minimizza la crisi o addirittura la nega, quando per milioni di lavoratori e pensionati sta per arrivare il periodo più nero. Le misure del governo sono o insufficienti o sbagliate o ingiuste, ed è importante contro di esse manifestare. Ma non ci si può fermare qui, soprattutto non si può lasciar fuori dallo scontro la Confindustria. Per questo ci vuole lo sciopero generale, uno sciopero che deve essere tale da bloccare il paese, coinvolgendo tutto il sistema delle imprese. E’ la Confindustria, infatti, che guida una critica al governo che è da destra, cioè a favore di misure ancor più pesanti a danno del mondo del lavoro. E’ la Confindustria che con l’accordo separato nel contratto dei metalmeccanici ha deciso di usare la crisi per smantellare progressivamente il contratto nazionale, a favore del salario flessibile e dell’autoritarismo aziendale. E’ la Confindustria che programma tagli dell’occupazione e rifiuta il blocco dei licenziamenti. E’ la Confindustria che rinvedica tagli fiscali ad esclusivo beneficio delle imprese e, quindi, ai danni del mondo del lavoro che è l’unico vero creditore fiscale dello stato. (...)

E’ necessario lo sciopero generale ed è necessaria una piattaforma chiara per esso. Per questo non è pensabile uno sciopero assieme a Cisl e Uil, a meno che queste organizzazioni non cambino profondamente linea. Scioperare assieme a chi ha fatto degli accordi separati, e della minaccia di essi, la propria filosofia sindacale, significa solo produrre confusione nel mondo del lavoro e indebolire le stesse piattaforme per cui si lotta. Per questo sbaglia Guglielmo Epifani quando rinvia a data da destinarsi lo sciopero generale, in attesa di un ritorno unitario con Cisl e Uil. In questo modo fa un doppio errore. Il primo è quello di non mettere in calendario una scadenza di lotta per la quale oggi c’è una domanda forte da parte di tutte e tutti coloro che oggi lottano per la difesa del lavoro e dei propri diritti. In secondo luogo Epifani sbaglia perché ridimensiona la gravità della scelta di Cisl e Uil di concordare regole e contratti violando le più elementari norme di democrazia e, tra i metalmeccanici, addirittura pretendendo come sindacati di minoranza di decidere per tutti. Difesa dell’occupazione, difesa del contratto nazionale, diritto alla democrazia, non possono essere separati. Vanno sostenuti assieme, perché il disegno della Confindustria e del governo li colpisce e li mette in discussione assieme. Per questo la manifestazione del 14 novembre richiede una scelta decisa da parte della Cgil a favore dell’estensione del conflitto sociale.


Roma, 12 novembre 2009

martedì 10 novembre 2009

PD NO GRAZIE -Siamo giunti ad un bivio,nessun accordo con il PD


PD NO GRAZIE -Siamo giunti ad un bivio,nessun accordo con il PD

Credo sia giunto il momento dopo varie sconfitte,di costruire una sinistra comunista,anticapitalista,antimperialista e sensibile all’ambiente degna di questo nome. Che abbia come primo punto programmatico l’opposizione delle destre ma anche del PD. Un’altra sinistra che faccia quello che dice, che sia coerente con i propri valori, rispettosa e impegnata a fondo nel conflitto sociale,alternativa al PD a livello nazionale come a Roma o in Sardegna. Una sinistra che non rinuncia alla falce e martello, perché i simboli del lavoro e delle lotte non siano sacrificati all’ennesima svolta a destra. Reputo quindi che ci sia l’esigenza di formare un Partito unico,azzerando quelli esistenti ed unendoli ,formando il nuovo Partito su alcuni punti principali condivisi da coloro che ci stanno dentro e fuori i Partiti. I punti principali oltre a quello di non fare nessun accordo con il Pd devono essere morali ,sociali e civili. Cito alcuni punti:

- Reintroduzione della scala mobile per combattere il caro vita;

- Salario sociale per i disoccupati e i precari;

- Soppressione della legge 30 e del pacchetto Treu;

- No alle missioni militari,ritiro immediato e incondizionato delle truppe,riduzione drastica delle spese militari,chiusura delle basi militari;

- Per una difesa ambientale al 100%: no ai rigassificatori,al ritorno al nucleare,agli inceneritori, alla Tav;

- Ripubblicizzazione delle grandi industrie (banche,telefonia,comunicazioni,energia ) sotto il controllo di lavoratori e utenti;

- No al razzismo diritto di cittadinanza,permesso di soggiorno,chiusura dei CPT;

Compagne e compagni attiviamoci per portare avanti questa proposta che mi sembra l’unica strada da percorrere,per costruire unità e un Partito unico veramente comunista e anticapitalista . L’unica cosa su cui dobbiamo stare attenti è quella di non fare gli errori del passato.

ANTONELLO TIDDIA
RSU CARBOSULCIS

martedì 3 novembre 2009

Stralci della lettera che ho ricevuto il 03/11/2009 dal Carcere di Siano- Catanzaro da Bruno Bellomonte


Stralci della lettera che ho ricevuto il 03/11/2009 dal Carcere di Siano-Catanzaro da Bruno Bellomonte.

14/10/2009 ore 18.30 circa

Antonello leggo sempre con piacere ed interesse le tue lettere,mi danno l’idea di come tu in prima persona e i sardi si stiano muovendo per una causa che li riabiliti della loro storia e della loro identità.

Come tu sai io sono indipendentista comunista,per me queste manifestazioni di solidarietà non devono essere viste solo come una semplice richiesta di “ Libertade pro Bruno”,ma un grande momento di protesta di rabbia e di presa di coscienza del popolo lavoratore sardo in riferimento ai suoi diritti ,alla sua volontà di autodecisione e di “ Sovranità”.

Fintanto che la nostra terra sarà gestita come colonia dalla borghesia internazionale,realtà come Portovesme, Ottana , Portotorres , non potranno che continuare a ripetersi. Fin quando gli stessi lavoratori delle aziende in crisi non saranno in grado di rispondere allo strapotere coloniale.

Lo stesso dicasi per la centrale nucleare che si vuole fare ad Oristano; se non sapremo opporre un fronte compatto,di massa,fuori dagli schieramenti ideologici,con l’unico obiettivo della salvaguardia della salute e dell’identità,se non si sarà in grado di fare questo allora “ sos meres” faranno non solo le centrali ma anche i depositi delle scorie.

Bisogna muoversi subito ed iniziare a costruire comitati ed aprire un ampio dibattito fra la gente.
Per adesso,nel ringraziarti per tutto quello che stai facendo per me e soprattutto per la causa del popolo lavoratore sardo,ti mando un abbraccio con l’augurio di vederci presto.

Ciao Bruno

domenica 1 novembre 2009

Video Dibattito “ Lavoratori pro Bruno Bellomonte “ Cagliari 31/10/2009 Introduzione di Antonello Tiddia


Video

Dibattito “ Lavoratori pro Bruno Bellomonte “ Cagliari 31/10/2009

Introduzione di Antonello Tiddia

http://www.youtube.com/watch?v=D0BNPA6aKL0

http://www.youtube.com/watch?v=LpwMIpI5cHE

http://www.youtube.com/watch?v=DHbpmTvSp8Y

http://www.youtube.com/watch?v=wDdw3Q4Uy7o

Prodotto da Minatore rosso Channel