
Sardegna in rivolta. In 20mila a Cagliari
di Ercole Olmi
su Liberazione del 11/07/2009
Straordinario successo per lo sciopero. Porto Torres fermo fino a venerdì
Probabilmente i croceristi inglesi e spagnoli non hanno capito unaparola della “marsigliese sarda”: “Procurad’e moderare barones satirrania”. Ma colti da un impeto di solidarietà immediata e spontaneahanno applaudito fragorosamente al passaggio del corteo con gli operaiche gridavano i versi del patriota Ignazio Mannu. Ieri in una Cagliaririempita dall’imponente serpentone sindacale è successo anche questo.Lo sciopero generale ha coinvolto i turisti appena sbarcati dallegrandi navi da crociera. Alcuni hanno intuito che si manifestava peril lavoro. Per riacquistare un lavoro che c’era e che non c’è più oche non c’è mai stato. Contro lo smantellamento di un intero apparatoproduttivo che sembra non avere fine. L’ultima mazzata, come è noto,l’ha sferrata l’Eni, annunciando la chiusura dell’impianto cracking diPorto Torres per i mesi di agosto e settembre.I ventimila sotto le bandiere di Cgil, Cisl e Uil hanno sfilato apartire dalle 10.30 da piazza Garibaldi a piazza del Carmine dove sisono tenuti i comizi finali. In buona sostanza i leader sindacalihanno annunciato una mobilitazione ad oltranza. «Se non si assisteràal rilancio delle attività produttive - dice Mario Medde della Cisl -la mobilitazione sarà lunga e dura. Questo è solo un anticipo di unalotta più ampia che porterà al congresso del popolo sardo e allosciopero generale di tutta l’isola». Francesca Ticca, segretarioregionale della Uil, auspica «un patto tra tutti quelli cherappresentano le istituzioni e la società sarda, perché sulla crisivenga aperto un tavolo a Palazzo Chigi per un confronto serio e realecon lo Stato centrale». Il segretario generale della Cgil, Enzo Costa,è molto più duro: «La manifestazione di oggi rappresenta ilmalcontento dei lavoratori sardi in una situazione che non è solodrammatica ma dirompente e in caduta libera».Al corteo, nel giorno dello sciopero di otto ore, hanno partecipatolavoratori provenienti da tutta l’isola. Decine i treni e i bus. EnzoMele è partito all’alba da Thiesi, paese di tremila anime in provinciadi Sassari. E’ delegato sindacale Cgil in un’azienda casearia. «Allamanifestazione mi ha colpito soprattutto la partecipazione ampissima,tantissimi lavoratori ma non solo». Da Thiesi il coinvolgimento èstato eccezionale: «Abbiamo riempito un pullman, era da tempo che nonsuccedeva. Addirittura abbiamo coinvolto persone notoriamente nonschierate. Evidentemente in molti si rendono conto che il terrenosotto i piedi comincia seriamente a franare». Mele commenta anche ildisimpegno Eni a Porto Torres: «E’ l’epilogo di una vicenda partita dalontano». E aggiunge: «Stiamo pagando anche la nostra assenza comesinistra dal mondo del lavoro. Su Porto Torres si doveva interveniremolto prima». Che la crisi del petrolchimico venga da lontano non cisono dubbi. A confermarlo anche le parole dell’amministratore delegatoEni, Paolo Scaroni, che ieri, in una lettera indirizzata al Presidentedella Regione, scrive: «Lo stabilimento è strutturalmente in perditafin dalla sua creazione. Per non citare che un periodo vicino a noi,dal 2002 al 2008 Porto Torres ha registrato perdite per oltre 70milioni di euro l’anno. Si tratta di una situazione insostenibile».Ribadendo poi che la chiusura sarà solo temporanea, il tempo dismaltire le scorie accumulate a causa della crisi economica. Le paroledi Scaroni non hanno certamente avuto il plauso degli operaidell’impianto. Gli stessi che ieri hanno aperto il corteo sindacaledietro lo striscione “Sardegna, dalla crisi alle opportunità: lavoro,sicurezza, sviluppo”. Nella fabbrica infatti è scattato lo sciopero di184 ore, fino alle 22 di venerdì 17, che interessa il parco serbatoioe il pontile liquidi: a rischio l’approvvigionamento di carburante intutto il nord e centro Sardegna. Sulla vicenda si fa sentire anche ilsindaco di Porto Torres, Luciano Mura, che conferma l’intenzione dichiedere all’Eni i danni per l’immagine causati al territorio e per lemancate bonifiche. La crisi dell’apparato industriale in Sardegna ègravissima e non si intravedono soluzioni percorribili a brevetermine. Il segretario della Cgil Costa ricorda: «In pochi mesiabbiamo firmato accordi di cassa integrazione in deroga che riguardanooltre quattromila persone ma ad oggi nessun lavoratore ha ancorapercepito un euro, nonostante siano passati anche tre mesi dalla firmadei primi accordi, nessuno è in grado di garantire tempi certi». Alcorteo di ieri anche il giovane neo segretario regionale diRifondazione, Gianni Fresu, che commenta amaramente: «La Sardegna stavivendo una drammatica desertificazione industriale ed economica, loschiaffo dell’Eni è solo l’ultimo episodio di una lunga serie dicomportamenti che confermano il disprezzo verso la Sardegna da partedel Governo nazionale e delle imprese. Portovesme, Portotorres,Ottana, Macchiareddu, sono le stazioni di una infinita via crucisinflitta ai lavoratori sardi. Le imprese, dopo aver goduto diagevolazioni, finanziamenti a pioggia e aver devastato l’ambiente,ringraziano e danno il ben servito e la classe politica si dimostraincapace ad esercitare un qualsiasi ruolo positivo».
di Ercole Olmi
su Liberazione del 11/07/2009
Straordinario successo per lo sciopero. Porto Torres fermo fino a venerdì
Probabilmente i croceristi inglesi e spagnoli non hanno capito unaparola della “marsigliese sarda”: “Procurad’e moderare barones satirrania”. Ma colti da un impeto di solidarietà immediata e spontaneahanno applaudito fragorosamente al passaggio del corteo con gli operaiche gridavano i versi del patriota Ignazio Mannu. Ieri in una Cagliaririempita dall’imponente serpentone sindacale è successo anche questo.Lo sciopero generale ha coinvolto i turisti appena sbarcati dallegrandi navi da crociera. Alcuni hanno intuito che si manifestava peril lavoro. Per riacquistare un lavoro che c’era e che non c’è più oche non c’è mai stato. Contro lo smantellamento di un intero apparatoproduttivo che sembra non avere fine. L’ultima mazzata, come è noto,l’ha sferrata l’Eni, annunciando la chiusura dell’impianto cracking diPorto Torres per i mesi di agosto e settembre.I ventimila sotto le bandiere di Cgil, Cisl e Uil hanno sfilato apartire dalle 10.30 da piazza Garibaldi a piazza del Carmine dove sisono tenuti i comizi finali. In buona sostanza i leader sindacalihanno annunciato una mobilitazione ad oltranza. «Se non si assisteràal rilancio delle attività produttive - dice Mario Medde della Cisl -la mobilitazione sarà lunga e dura. Questo è solo un anticipo di unalotta più ampia che porterà al congresso del popolo sardo e allosciopero generale di tutta l’isola». Francesca Ticca, segretarioregionale della Uil, auspica «un patto tra tutti quelli cherappresentano le istituzioni e la società sarda, perché sulla crisivenga aperto un tavolo a Palazzo Chigi per un confronto serio e realecon lo Stato centrale». Il segretario generale della Cgil, Enzo Costa,è molto più duro: «La manifestazione di oggi rappresenta ilmalcontento dei lavoratori sardi in una situazione che non è solodrammatica ma dirompente e in caduta libera».Al corteo, nel giorno dello sciopero di otto ore, hanno partecipatolavoratori provenienti da tutta l’isola. Decine i treni e i bus. EnzoMele è partito all’alba da Thiesi, paese di tremila anime in provinciadi Sassari. E’ delegato sindacale Cgil in un’azienda casearia. «Allamanifestazione mi ha colpito soprattutto la partecipazione ampissima,tantissimi lavoratori ma non solo». Da Thiesi il coinvolgimento èstato eccezionale: «Abbiamo riempito un pullman, era da tempo che nonsuccedeva. Addirittura abbiamo coinvolto persone notoriamente nonschierate. Evidentemente in molti si rendono conto che il terrenosotto i piedi comincia seriamente a franare». Mele commenta anche ildisimpegno Eni a Porto Torres: «E’ l’epilogo di una vicenda partita dalontano». E aggiunge: «Stiamo pagando anche la nostra assenza comesinistra dal mondo del lavoro. Su Porto Torres si doveva interveniremolto prima». Che la crisi del petrolchimico venga da lontano non cisono dubbi. A confermarlo anche le parole dell’amministratore delegatoEni, Paolo Scaroni, che ieri, in una lettera indirizzata al Presidentedella Regione, scrive: «Lo stabilimento è strutturalmente in perditafin dalla sua creazione. Per non citare che un periodo vicino a noi,dal 2002 al 2008 Porto Torres ha registrato perdite per oltre 70milioni di euro l’anno. Si tratta di una situazione insostenibile».Ribadendo poi che la chiusura sarà solo temporanea, il tempo dismaltire le scorie accumulate a causa della crisi economica. Le paroledi Scaroni non hanno certamente avuto il plauso degli operaidell’impianto. Gli stessi che ieri hanno aperto il corteo sindacaledietro lo striscione “Sardegna, dalla crisi alle opportunità: lavoro,sicurezza, sviluppo”. Nella fabbrica infatti è scattato lo sciopero di184 ore, fino alle 22 di venerdì 17, che interessa il parco serbatoioe il pontile liquidi: a rischio l’approvvigionamento di carburante intutto il nord e centro Sardegna. Sulla vicenda si fa sentire anche ilsindaco di Porto Torres, Luciano Mura, che conferma l’intenzione dichiedere all’Eni i danni per l’immagine causati al territorio e per lemancate bonifiche. La crisi dell’apparato industriale in Sardegna ègravissima e non si intravedono soluzioni percorribili a brevetermine. Il segretario della Cgil Costa ricorda: «In pochi mesiabbiamo firmato accordi di cassa integrazione in deroga che riguardanooltre quattromila persone ma ad oggi nessun lavoratore ha ancorapercepito un euro, nonostante siano passati anche tre mesi dalla firmadei primi accordi, nessuno è in grado di garantire tempi certi». Alcorteo di ieri anche il giovane neo segretario regionale diRifondazione, Gianni Fresu, che commenta amaramente: «La Sardegna stavivendo una drammatica desertificazione industriale ed economica, loschiaffo dell’Eni è solo l’ultimo episodio di una lunga serie dicomportamenti che confermano il disprezzo verso la Sardegna da partedel Governo nazionale e delle imprese. Portovesme, Portotorres,Ottana, Macchiareddu, sono le stazioni di una infinita via crucisinflitta ai lavoratori sardi. Le imprese, dopo aver goduto diagevolazioni, finanziamenti a pioggia e aver devastato l’ambiente,ringraziano e danno il ben servito e la classe politica si dimostraincapace ad esercitare un qualsiasi ruolo positivo».





